domenica 13 dicembre 2009
lunedì 28 settembre 2009
sabato 6 giugno 2009
sabato 18 aprile 2009
Il ricordo
del gran benefattore
sia punto di vittoria
sul negletto passato
sulla corta memoria
per colui che non ebbe
né lapide né gloria
alla nostra Cairo
ei donò
a pubblico decoro
tutto il suo oro
rinato il civico palazzo
sacrario di lettura
vitalizio di cultura
memento e cuore
del gran benefattore:
palazzo di città Luigi Baccino
alfin venga chiamato
e sempre sia lodato.
bruno chiarlone ri-fecit
die 15 juli 2009


Lettera di Mimmo Lovanio a Bruno Chiarlone (4 maggio 2009)
Ho letto, in meno di due giorni, il tuo libro. L’interesse iniziale, per la storia del concittadino Luigi Baccino, si è accresciuto, sin dalle prime pagine, di una curiosità personale, fortemente nostalgica. Come saprai sono nato e cresciuto a Cairo ed ho abitato luoghi ove hai ambientato parte della vicenda. Sono nato nella casa della Loppa soprana (Fontanina) e, dopo pochi mesi, i miei genitori sono scesi nella casa della Loppa sottana, allora abitata, per una porzione, da Giovanni (Giuan) Carlini, un personaggio un po’ misantropo, proveniente da Altare, che viveva da solo e che non fu mai sposato.
La mia infanzia, libera, con tutte le sue scoperte e avventure nel rio Recoaro, nei boschi e nei prati circostanti la vallata, è trascorsa lì, nel micro mondo che va dal colle della Madonna del Bosco, con la sua chiesetta, a Camponuovo, dalla Funga alla Brichella e, più in alto dalla casa di Grenno ai Ravagni, verso Dego, dal Montegoso al Pist, ai Boschi di Montenotte.
Nella casa fatta costruire per l’asilo da L. Baccino, l’attuale Palazzo di città, ho frequentato le scuole elementari e le medie. Ricorderò sempre il primo giorno di scuola. Avevo sei anni e venni accompagnato da mia madre, per insegnarmi la strada. Dal giorno successivo vi andai da solo (poi con i coetanei Bruno e Renato), perché i miei genitori avevano un negozio di “commestibili”, come si chiamava a quei tempi, e una osteria, e mio fratello che aveva solo due anni.
In quella scuola ho imparato l’italiano come una lingua, perché fino ad allora, avevo parlato solo il dialetto di Cairo. Forse qualche maestra ci ha parlato del benefattore L. Baccino, ma non ne trovo più traccia nella mia memoria, forse per la lontananza e per gli anni trascorsi.
Qualche volta mi rivedo in un’aula, seduto al banco con i sedili fissi, il piano inclinato e il buco per il calamaio, sulla scalinata centrale o nei vialetti del cortile, con gli alberi, nel quale giocavamo a biglie. Più raramente penso al deposito delle biciclette, che era sul retro, verso piazza Abba, nel quale, testoni della terza media, fumavamo, nascosti, le prime mentolo, che si acquistavano sciolte.
Le scuole superiori le iniziai nella ex caserma, ora demolita, di via Colla. Mi sembrò un ripiego, in una struttura provvisoria, come lo era il corso scolastico. Infatti, fu trasferito, due anni dopo, nel palazzo delle OPES. Neanche l’antico palazzo dell’Università, in via Balbi, con i leoni della scalinata, seppe riprodurre quelle emozioni infantili.
Condivisi, in quegli anni, le letture di Steinbeck, di Hemingway, di Pirandello, di Pavese, che arbitrariamente hai voluto mettere nella storia di L. Baccino, con una trasposizione dal futuro al passato. O, forse, hai voluto aggiungere il suicidio alle ipotesi di una vicenda già carica di mistero? Ed una scomparsa definitiva architettata dallo stesso L. Baccino?
Anche da adulto, raramente, ho avuto l’occasione e la spinta per approfondire la conoscenza dei personaggi che hanno vissuto e che hanno voluto entrare, con le loro opere, nella storia di Cairo e nell’anima dei suoi abitanti più attenti.
E’ successo attraverso
Mi ha permesso di risvegliarla, quella curiosità, intrisa di nostalgia, per andare a cercare nei substrati più profondi e lontani, alcune ramificazioni sopite o inconsce delle mie radici.
sabato 27 dicembre 2008
venerdì 12 dicembre 2008
da quando sei entrato nella mia testa non sono più stato capace a essere quello di prima. Sono diventato tutto insieme, non mi dispiace, scrittore e poeta. Ho anche cominciato a parlare torinese e a leggere libri. Non sapevo una parola d’inglese e ora leggo anche quello… lo capisco bene. Ho un’istruzione da professore anche se, dopo la quarta elementare non ho più fatto nessun studio di scuola. Poi ci sono altre cose che per pudore non ti scrivo, ma sono veramente un altro. Sono te.
Tutto questo cambiamento oltre a essere inspiegabile è anche motivo di inquietudine: sono diventato geloso verso la mia giovane compagna. Era come una figlia per me, è diventata come un’amante e ho paura che qualcuno me la porti via o lei si stanchi di me.
Avevo promesso a me stesso che dopo il brutto matrimonio che ho fatto in Brasile, quando avevo quasi ventisette anni, non avrei più avuto niente a che fare con le donne… Ora mi trovo innamorato e preda di grandi emozioni.
Ho scritto un racconto che chiamerò: The secret life of Cesare and Luigi; parla di te qui a Lisbona, ossia parla di me e di te, che siamo diventati una persona sola, un po’ Baccino e un po’ P. Anche la mia compagna mi vede cambiato, ha letto tutto quello che ho scritto, non capisce che sei tu che scrivi.
Tu sei morto il 28 agosto in un albergo di Torino. Me lo ha detto un prete taumaturgo qui del Portogallo, al quale mi sono rivolto perché pensavo che il diavolo fosse entrato nel mio corpo. Sei morto nel sonno, con incubi e sconquassi. Non è stata morte naturale, hai preso molto sonnifero.
La tua morte è avvenuta e tu sei tornato indietro negli anni, sei venuto dentro di me quando ho lasciato Cairo, nella mia seconda vita. Tu morirai ancora nel 1950, io sono già morto nel 1895 e sono vivo a Lisbona, per te.
Non riesco a dirti altro anche se adesso vedo bene la mia vita e la tua. Le nostre vite si sono compiute e abbiamo un lasso di tempo che rivivìamo insieme (dal 1895 al 1908) e il prete dice che non siamo i primi.
venerdì 28 novembre 2008
Con i contributi di GIULIANA BACINO SICCARDI e MAURO RISANI, in preparazione:
Gastao de Magalhaes do Brasil

Inno di Alegrete - Rio Grande do Sul - Brasile
Cidade continentina
Surgida em plena savana,
Nas guerras da Cisplatina.
Salve, salve
Augusta e bela
Centenária sentinela
Do nosso amado Rio Grande
Plantada no pampa imenso
De pôr-de-sol sem igual,
És uma jóia engastada
No Brasil Meriodional.
Querência do audaz minuano
Também gleba do charrua,
Halo de glória e heroismo
Na tua história flutua.
Salve, pois
Augusta e bela
Centenária sentinela
Do nosso amado Rio Grande.
Nella chiesa di Sao Roque a Lisbona
lunedì 24 novembre 2008
domenica 23 novembre 2008
LETTERA INEDITA DA LISBONA
country: USA
Caro Prof. Cesare Abba,
ho ritirato ieri la tua lettera all’ufficio postale e ti rispondo in nome della nostra antica amicizia, perché sei uno degli uomini che ho sempre molto ammirato.Mi chiedi cosa voglio fare della mia casa del Ghetto a Cairo. Come ho detto ai miei più grandi amici, ho tagliato i ponti con Cairo e non ci metterò piede. Mai più. Questo anche in nome del mio grande amico buonanima Leone Sattamino, meu grande amigo pedreiro, che mi aveva accompagnato molte volte da Cairo a Lisbona.
Cesare, ti parlo come a un fratello, irmao pedreiro e ti domando di farmi il grosso piacere, di non dire a nessuno di questa mia lettera.
So che mi cercano, ma non ho debiti con nessuno. Basta così, dimenticatevi di me.
Solo il mio Asilo di Cairo che porta il nome di Baccino Luigi fu Cirillo mi ricorderà anche in seguito. Devo ancora dirti che spero per tuo nipote Tasca che trovi casa e se chiedete a Queirolo a Genova potete aggiustare la faccenda.
Ti saluto tanto e anche i tuoi figli e la tua brava moglie.
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uma grande memória = un grande ricordo
eu coloquei no no sótão = ho messo in soffitta (nella casa)
um bom pacote de ouro = un buon pacchetto di oro
irmao pedreiro = fratello muratore.
ovvero: Entrando dalla porta che si trova ad est della casa del Ghetto, cercare il gradino a destra dell'entrata (della soffitta). Sotto quel gradino ci sarà una borsa d'oro da incassare completamente come eredeità (di Sattamino).












